caldume quarume

La caldume è una di quelle cose che a Palermo non si spiegano troppo: si sentono. È un piatto che arriva fumante, che profuma di brodo buono e di cottura lenta, e che ti mette davanti una verità semplice: quando una ricetta nasce dalla tradizione, non ha bisogno di effetti speciali.

In dialetto palermitano la caldume si chiama quarume (o quarumi). Il senso è quello: roba di quinto quarto, lavorata con rispetto, cotta con pazienza e servita calda, come vuole il suo stesso nome.


Cos’è la caldume (o quarume), senza giri di parole

La caldume è un piatto a base di frattaglie di vitello, bollite a lungo in un brodo profumato con odori e verdure. Poi si serve in due modi, entrambi “giusti”:

  • in brodo, con mestolo di brodo caldo nel piatto
  • oppure scolata e condita, più asciutta, ma sempre servita calda

Se vuoi la versione più fedele, quella che rispetta proprio l’idea di “caldume” (cioè caldo + brodo), qui trovi la nostra: Caldume in brodo.


Com’è fatto un piatto tipico (e perché il centopelle è il pezzo “da intenditori”)

Quando si parla di caldume, spesso si dice “trippa” e basta. Ma la verità è che un piatto fatto bene è un mix di tagli, e il bello sta proprio lì: consistenze diverse, nello stesso cucchiaio.

Il centopelle: la firma del piatto

Il centopelle è l’elemento più caratteristico. È una parte della trippa (omaso) che riconosci subito: è fatta a “pagine”, piena di lamelle, e non è solo estetica.

Il centopelle:

  • struttura al boccone (non si sfalda, non diventa “pappetta”)
  • trattiene benissimo brodo e condimento, perché nelle pieghe resta il sapore
  • rende il piatto più “ricco” senza bisogno di aggiungere altro

In pratica: se vuoi capire davvero cos’è la quarume, il centopelle è uno dei primi pezzi che te lo fa capire.

E gli altri pezzi?

Accanto al centopelle, la caldume può includere altre parti della trippa e frattaglie legate alla tradizione del quinto quarto. Il risultato finale deve essere uno solo: morbido, sì, ma con carattere.

Se ti piace cucinarla tu, personalizzare aromi e condimenti, partire dalla materia prima e farla “come piace a casa tua”, trovi anche la versione Caldume cruda.


Come si mangia “alla palermitana”

La caldume è un piatto umile, ma non significa “senza cura”. Anzi: è proprio nella semplicità che devi fare le cose bene.

Il condimento classico è quello che non tradisce mai:

  • sale
  • pepe
  • limone

E poi c’è una regola non scritta: il pane ci deve essere. Perché la quarume è brodo, è scarpetta, è quel conforto caldo che — in inverno e non solo — ti rimette al mondo.

caldume quarume

Etimologia: perché si chiama caldume e perché a Palermo diciamo quarume

Qui Palermo è chiarissima: già nel nome c’è il piatto.

Caldume richiama l’idea del “caldo” e del brodo: una preparazione che nasce per essere servita fumante.
Quarume, invece, è la parola di strada, quella che senti dire in modo naturale, come se fosse sempre esistita.

E in fondo è così: la caldume è una cosa che a Palermo c’è da sempre, perché nasce dal bisogno di non sprecare nulla e dalla capacità di trasformare tagli poveri in un piatto che oggi è diventato identità.


Tradizione street food (un cenno, senza fare la guida turistica)

Sì: la caldume è anche street food palermitano e la sua storia si intreccia con i mercati storici della città (Ballarò, Capo, Vucciria). È un piatto che vive tra banco, pentolone e servizio espresso.

Noi la portiamo sul banco e online con lo stesso principio: selezione, pulizia, lavorazione fatta bene. Perché il quinto quarto, se lo rispetti, ti ripaga.


Quale scegliere: caldume in brodo o caldume cruda?

Dipende solo da come vuoi viverla:

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